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IL PROBLEMA AMIANTO
1. Generalità In
greco la parola Amianto significa immacolato e incorruttibile e Asbesto,
che di fatto è equiparato ad amianto, significa perpetuo e
inestinguibile. L'amianto,
chiamato perciò anche indifferentemente asbesto, è un minerale
naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente
alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del
serpentino e degli anfiboli. E'
presente in natura in diverse parti del globo terrestre e si ottiene
facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento, in
genere in miniere a cielo aperto. Per
la normativa italiana sotto il nome di amianto sono compresi 6 composti
distinti in due grandi gruppi: anfiboli e serpentino, e precisamente: gli ANFIBOLI (silicati di calcio e magnesio), i quali comprendono:
la
Crocidolite (amianto blu -
Na2(Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - dal greco: fiocco di lana - Varietà fibrosa
del minerale riebeckite - n. CAS 12001-78-4); l'Amosite
(amianto bruno - (Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - Acronimo di "Asbestos
Mines Of South Africa" - Nome commerciale dei minerali grunerite e
cummingtonite - n. CAS 12172-73-5); l'Antofillite
((Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - dal greco: garofano - n. CAS 77536-67-5); l'Actinolite
( Ca2(Mg,Fe)5Si8O22(OH)2 - dal greco: pietra raggiata - n. CAS
77536-66-4); la
Tremolite (Ca2Mg5Si8O22(OH)2 - dal nome della Val Tremola in
Svizzera - n. CAS 77536-68-6). il
SERPENTINO (silicati di magnesio), il quale comprende: il
Crisotilo (amianto bianco - Mg3Si2O5(OH)4 - dal greco: fibra
d'oro - n. CAS 12001-29-5).
I
più grandi produttori mondiali sono stati: Canada (Crocidolite), Africa
del Sud (Crocidolite, Crisotilo ed Amosite), Russia (Crisotilo), Stati
Uniti (Crisotilo), Finlandia (Antofillite) e l'Italia principalmente con
la cava di Balangero (Crisotilo) in provincia di Torino. La Tremolite e
l'Actinolite commercialmente erano meno importanti. Le
fibre di amianto sono molto addensate ed estremamente sottili. Infatti
se in un centimetro lineare è possibile disporre affiancati 250
capelli, oppure 500 fibre di lana, oppure 1.300 fibre di nylon è anche
possibile disporre ben 335.000 fibre di amianto. La
struttura fibrosa conferisce all'amianto sia una notevole resistenza
meccanica sia un'alta flessibilità. L'amianto
resiste al fuoco e al calore, all'azione di agenti chimici e biologici,
all'abrasione e all'usura (termica e meccanica). E'
facilmente filabile e può essere tessuto. E'
dotato inoltre di proprietà fonoassorbenti oltrechè termoisolanti. Si
lega facilmente con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e
con alcuni polimeri (gomma, PVC). Perciò
l'amianto è un minerale praticamente indistruttibile, non infiammabile,
molto resistente all'attacco degli acidi, flessibile, resistente alla
trazione, dotato di buone capacità assorbenti, facilmente friabile. 2.
Impieghi dell'amianto Le
caratteristiche proprie del materiale e il costo contenuto ne hanno
favorito un ampio utilizzo industriale. Generalmente è stato utilizzato
insieme con altri materiali in diverse percentuali, al fine di sfruttare
al meglio le sue caratteristiche. Pertanto
per anni è stato considerato un materiale estremamente versatile a
basso costo, con estese e svariate applicazioni industriali, edilizie e
in prodotti di consumo. In
tali prodotti, manufatti e applicazioni, le fibre possono essere libere
o debolmente legate: si parla in questi casi di amianto
in matrice friabile, oppure possono essere fortemente legate in una
matrice stabile e solida (come il cemento-amianto o il vinil-amianto):
si parla in questo caso di amianto
in matrice compatta. Se,
come visto, la consistenza fibrosa dell'amianto è alla base delle sue
ottime proprietà tecnologiche, essa conferisce al materiale anche,
purtroppo, delle proprietà di rischio essendo essa stessa causa di
gravi patologie a carico prevalentemente dell'apparato respiratorio. La
pericolosità consiste, infatti, nella capacità dei materiali di
amianto di rilasciare fibre potenzialmente inalabili e inoltre nella
estrema suddivisione cui tali fibre possono giungere. Non
sempre l'amianto, però, è pericoloso. Lo è certamente quando si trova
nelle condizioni di disperdere le sue fibre nell'ambiente circostante
per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da
stress termico, dilavamento di acqua piovana. Per
questa ragione l'amianto in matrice friabile, il quale può essere
ridotto in polvere con la semplice azione manuale, è considerato più
pericoloso dell'amianto in matrice compatta che per sua natura ha una
scarsa o scarsissima tendenza a liberare fibre. Per le sue ottime qualità
ed anche per l’economicità l'amianto è stato usato nell'industria,
in edilizia, in ambito domestico e nei mezzi di trasporto. A
questo punto sembra opportuno passare in rassegna alcuni prodotti
contenenti amianto, quali:
-
corde,
nastri e guaine per
la coibentazione di tubazioni, di cavi elettrici vicini a sorgenti di
calore intenso come forni, caldaie, ecc.; -
tessuti
per il confezionamento di tute protettive antifuoco, coperte
spegnifiamma e tende per il contenimento del calore dei forni a tunnel; -
carta
e cartoni utilizzati
come barriere antifiamma, come guarnizioni per forni o caldaie, come
rivestimento di piani d'appoggio per pezzi caldi. I cartoni inoltre sono
stati impiegati all'interno di porte tagliafuoco e all'interno delle
pareti e delle porte delle casseforti; -
pannelli
di fibre grezze compresse impiegati per la coibentazione di tubazioni
che trasportano vapore ad alta temperatura; -
filtri
costruiti con carta di amianto, o semplicemente con polvere compressa,
utilizzati nell'industria chimica ed alimentare; -
inoltre, dall’impasto con altri materiali si ottenevano: - amianto a spruzzo, utilizzato: -
come
isolante termico nei cicli industriali con alte temperature
(es. centrali termiche e termoelettriche, industria chimica,
siderurgica, vetraria, ceramica e laterizi, alimentare, distillerie,
zuccherifici, fonderie); -
come
isolante termico nei cicli industriali con basse temperature
(es. impianti frigoriferi, impianti di condizionamento); -
come
isolante termico e barriera antifiamma nelle condotte per impianti
elettrici. E' stato
impiegato, inoltre, nel settore dei trasporti per la coibentazione di
carrozze ferroviarie, di navi, di autobus, ecc.; -
materiali
di attrito: impasto di resine sintetiche e amianto utilizzato per
realizzare i ferodi, usati per fabbricare freni e frizioni degli
autoveicoli; -
vinil-amianto:
impasto di resine sintetiche e amianto, utilizzato per confezionare
mattonelle per pavimenti; -
cemento-amianto:
impasto di cemento con amianto, noto come Eternit,
largamente utilizzato in
edilizia, sotto forma di:
lastre
piane o ondulate:
le lastre ondulate sono state impiegate per coperture di edifici civili
e industriali e quelle piane come pareti divisorie non portanti. A volte
al momento della fabbricazione potevano essere unite a elementi quali
schiume poliuretaniche, polistirolo espanso o lana di vetro. E questa
l’unione di questi materiali serviva ad amplificare le proprietà
termoisolanti e fonoisolanti; tubi:
usate per per acquedotti e fognature per via della resistenza ad alte
pressioni e all'attacco corrosivo di agenti chimici; tegole:
l’amianto è stato utilizzato in miscele di calcestruzzo per conferire
alle tegole leggerezza e resistenza; canne
fumarie: sono state
utilizzate largamente per la buona resistenza termica; serbatoi:
erano impiegati per le caratteristiche di leggerezza, impermeabilità e
durata nel tempo, per contenere acqua e altri liquidi; intonaci:
l’amianto in polvere, mescolato con leganti particolari, è stato
usato per intonaci e stucchi. Veniva applicato sia come la malta
tradizionale sia a spruzzo, come ad esempio per il rivestimento di
strutture portanti quali solai e pilastri. Le strutture metalliche
portanti di edifici (travi
e colonne) sono state rivestite con amianto spruzzato affinchè
conservassero la loro robustezza in caso di incendi.
L'amianto
è stato utilizzato anche nella produzione di vari oggetti di comune uso
domestico: in alcuni
elettrodomestici, all'interno di forni,
stufe, in alcuni utensili, in prese e
guanti da forno, in teli da
stiro, ecc.. Con il tempo questi oggetti si deteriorano e possono
disperdere fibre nell'ambiente. In
passato l’amianto è stato impiegato anche in: adesivi
e collanti, tessuti ignifughi
per arredamento (tendaggi, tappezzerie), tessuti
per imballaggio (sacchi per la posta), ecc.. Viene
qui di seguito riportata la Tabella: Principali
tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di
rilascio delle fibre, inclusa
nel Decreto del Ministero della Sanità, 6 settembre 1994: “Normative
e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, dell'art.
12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione
dell'impiego dell'amianto”.
3.
Patologie legate all'amianto Come
detto, l'amianto è nocivo per la salute dell'uomo per la capacità dei
materiali di amianto di rilasciare fibre potenzialmente inalabili. E
l'esposizione a tali fibre è responsabile di patologie gravi ed
irreversibili prevalentemente dell'apparato respiratorio. I
più pericolosi sono i materiali friabili i quali si possono ridurre in
polvere con la semplice azione manuale e, a causa della scarsa coesione
interna, possono liberare fibre spontaneamente (soprattutto se
sottoposti a vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua) o
se danneggiati nel corso di interventi di manutenzione. L’amianto
compatto invece per sua natura non tende a liberare fibre (il pericolo
sussiste solo se segato, abraso o deteriorato). L'esposizione
alle fibre di amianto è associata a malattie dell'apparato respiratorio
(asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose,
principalmente la pleura (mesoteliomi). Esse
si manifestano dopo molti anni dall'esposizione: da 10 - 15 per
l'asbestosi ad anche 20 - 40 per il carcinoma polmonare ed il
mesotelioma. L'asbestosi è una grave malattia respiratoria che per prima è stata
correlata all'inalazione di fibre d’amianto, caratterizzata da fibrosi
polmonare a progressivo aggravamento che conduce ad insufficienza
respiratoria con complicanze cardiocircolatorie. Essa
consiste in una fibrosi con ispessimento ed indurimento del tessuto
polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria
inspirata e sangue. Si
manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, tipicamente una
malattia professionale che, attualmente, è sempre più rara ma che ha
provocato il maggior numero di decessi. Il
carcinoma polmonare, che è il tumore maligno più frequente, si
verifica anche per esposizioni a basse dosi. Il
fumo di sigarette amplifica notevolmente l’effetto cancerogeno
dell'amianto aumentando sensibilmente la probabilità di contrarre tale
malattia (nei fumatori esposti ad amianto la probabilità è infatti 90
volte superiore a quella di non fumatori non esposti). Il
mesotelioma della pleura è un tumore altamente maligno della
membrana di rivestimento del polmone (pleura) che è fortemente
associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi. In
genere, le esposizioni negli ambienti di vita sono di molto inferiori a
quelle professionali, ciò nonostante non sono da sottovalutare perchè
l'effetto neoplastico non ha teoricamente valori di soglia. Infatti, nel corso degli anni sono stati accertati casi riferibili sia ad esposizioni professionali limitate nell’entità e durata, sia ad esposizioni al di fuori dell’ambito professionale (come per esempio per gli abitanti in zone prossime ad insediamenti produttivi, per i conviventi o per i frequentatori di lavoratori esposti).
4.
Le tecniche d’intervento per i materiali contenenti amianto La
bonifica dall'amianto, in base al D.M. 6 settembre 1994, può eseguirsi
con uno dei seguenti tre interventi:
Rimozione:
elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di
attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono
nell'edificio. Comporta un rischio estremamente elevato per i lavoratori
addetti e produce notevoli quantitativi di rifiuti speciali che devono
essere correttamente smaltiti. In genere richiede l'applicazione di un
nuovo materiale, in sostituzione dell'amianto rimosso. Incapsulamento:
trattamento dell'amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che (a
seconda del tipo di prodotto usato) tendono ad inglobare le fibre di
amianto, a ripristinare l'aderenza al supporto, a costituire una
pellicola di protezione sulla superficie esposta. Non richiede la
successiva applicazione di un prodotto sostitutivo e non produce
rifiuti. Il rischio per i lavoratori addetti è generalmente minore
rispetto alla rimozione. E' il trattamento di elezione per i materiali
poco friabili di tipo cementizio. Il principale inconveniente e'
rappresentato dalla permanenza nell'edificio del materiale di amianto e
della conseguente necessita' di mantenere un programma di controllo e
manutenzione. Confinamento:
installazione di una barriera a tenuta che separi l'amianto dalle aree
occupate dell'edificio. Se non viene associato ad un trattamento
incapsulante, il rilascio di fibre continua all'interno del confinamento.
Rispetto all'incapsulamento, presenta il vantaggio di realizzare una
barriera resistente agli urti. Occorre sempre un programma di controllo
e manutenzione, in quanto l'amianto rimane nell'edificio; inoltre la
barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone
condizioni. Rispetto agli altri due interventi presenta un costo più
contenuto.
5.
La certificazione della restituibiltà di ambienti bonificati Al
termine dei lavori di bonifica, dovranno essere eseguite le operazioni
di certificazione di restituibilità degli ambienti bonificati. Tali
operazioni, da eseguirsi a spese del committente, dovranno essere
eseguite da funzionari della ASL competente al fine di assicurare che le
aree interessate possano essere rioccupate con sicurezza. In
genere si distinguono tre fasi di analisi delle fibre d'amianto:
-
prima
dell’intervento di bonifica,
per valutare lo stato dei materiali; -
nel
corso dell’intervento,
per accertare il contenuto di fibre di amianto aerodisperse ai
fini della salvaguardia della sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente
circostante; -
alla
fine dei lavori, per
valutare la restituibilità del sito bonificato. 6.
Predisposione del Piano di lavoro Ai
sensi dell'art. 34 del D.Lgs. n. 277/91, chi intende rimuovere materiali
contenenti amianto deve predisporre un Piano di lavoro prima dell'inizio
dei lavori di demolizione o di rimozione dell'amianto, ovvero dei
materiali contenenti amianto, dagli edifici, strutture, apparecchi e
impianti, nonche' dai mezzi di trasporto. Detto
Piano deve prevedere le misure necessarie per garantire la sicurezza e
la salute dei lavoratori e la protezione dell'ambiente esterno. Il
Piano di lavoro prevede: a)
la rimozione dell'amianto ovvero dei materiali contenenti amianto prima
dell'applicazione delle tecniche di demolizione, se opportuno; b)
la fornitura ai lavoratori di appositi mezzi individuali di protezione; c)
adeguate misure per la protezione e la decontaminazione del personale
incaricato dei lavori; d)
adeguate misure per la protezione dei terzi e per la raccolta e lo
smaltimento dei materiali; e)
l'adozione, nel caso in cui sia previsto il superamento dei valori
limite di cui all'art. 31 (0,6 fibre per centimetro cubo per il
crisotilo; 0,2 fibre per centimetro cubo per tutte le altre varieta' di
amianto, sia isolate sia in miscela, ivi comprese le miscele contenenti
crisotilo.), delle misure di cui all'art. 33, adattandole alle
particolari esigenze del lavoro specifico. Tali
misure sono: a)
fornire ai lavoratori speciali indumenti e mezzi individuali di
protezione destinati ad essere usati durante tali lavori; b)
provvedere al rigoroso isolamento dell'area di lavoro ed
all'installazione di adeguati sistemi di ricambio dell'aria con filtri
assoluti; c)
provvedere all'affissione di appositi cartelli segnaletici, recanti la
scritta: "Attenzione - Zona ad alto rischio - Possibile presenza di
polvere di amianto in concentrazione superiore ai valori limite di
esposizione"; d)
predisporre, consultando i lavoratori ovvero i loro rappresentanti, un
piano di lavoro contenente tutte le misure destinate a garantire la
protezione dei lavoratori e dell'ambiente e lo trasmette preventivamente
all'organo di vigilanza. Copia
del piano di lavoro e' inviata all'organo di vigilanza (ASL), unitamente
a informazioni circa: a)
natura dei lavori e loro durata presumibile; b)
luogo ove i lavori verranno effettuati; c)
tecniche lavorative per attuare quanto previsto alla lettera a) del
comma 3; d)
natura dell'amianto contenuto nei materiali di coibentazione nel caso di
demolizioni; e)
caratteristiche degli impianti che si intende utilizzare per attuare
quanto previsto dalla lettera c) del comma 3; f)
materiali previsti per le operazioni di decoibentazione. Se
l'organo di vigilanza non rilascia prescrizioni entro novanta giorni
dall'invio della documentazione si possono eseguire i lavori, ferma
restando la loro responsabilita' per quanto riguarda l'osservanza delle
disposizioni del presente decreto. I
lavoratori ovvero i loro rappresentanti hanno accesso alla
documentazione. 7.
La bonifica delle coperture in cemento-amianto (eternit) Le
lastre piane o ondulate di cemento-amianto, impiegate per copertura in
edilizia, sono costituite da materiale non friabile che, quando è nuovo
o in buono stato di conservazione, non tende a liberare fibre
spontaneamente. Il cemento-amianto, quando si trova all'interno degli
edifici, anche dopo lungo tempo, non va incontro ad alterazioni
significative tali da determinare un rilascio di fibre, se non viene
manomesso. Invece, lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici
subisce un progressivo degrado per azione delle piogge acide, degli
sbalzi termici, dell'erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di
conseguenza, dopo anni dall'installazione si possono determinare
alterazioni corrosive superficiali con affioramento delle fibre e
fenomeni di liberazione. La
bonifica delle coperture in cemento-amianto viene necessariamente
effettuata in ambiente aperto, non confinabile, e, pertanto, deve essere
condotta limitando il più possibile la dispersione di fibre. I
metodi di bonifica applicabili sono:
Rimozione: le operazioni devono essere condotte salvaguardando l'integrità del materiale in tutte le fasi dell'intervento. Comporta la produzione di notevoli quantità di rifiuti contenenti amianto che devono essere correttamente smaltiti. Comporta la necessità di installare una nuova copertura in sostituzione del materiale rimosso. Incapsulamento: possono essere impiegati prodotti impregnanti, che penetrano nel materiale legando le fibre di amianto tra loro e con la matrice cementizia, e prodotti ricoprenti, che formano una spessa membrana sulla superficie del manufatto. Sovracopertura:
il sistema della sovracopertura consiste in un intervento di
confinamento realizzato installando una nuova copertura al di sopra di
quella in cemento-amianto, che viene lasciata in sede quando la
struttura portante sia idonea a sopportare un carico permanente
aggiuntivo.
Nel
caso dell'incapsulamento e della sovracopertura si rendono necessari
controlli ambientali periodici ed interventi di normale manutenzione per
conservare l'efficacia e l'integrita' dei trattamenti stessi.
8.
Raccomandazioni da seguire per i i lavori di bonifica di
materiali friabili contenenti amianto 10.1
- Allestimento del cantiere: se l'ambiente in cui avviene la rimozione
non è naturalmente confinato, occorre provvedere alla realizzazione di
un confinamento artificiale. 10.2
- Collaudo del cantiere: dopo che è stato completato l'allestimento del
cantiere, compresa l'installazione dell'unità di decontaminazione e
prima dell'inizio di qualsiasi operazione che comporti la manomissione
dell'amianto, i sistemi di confinamento devono essere collaudati
mediante prove di tenuta. 10.3
- Area di decontaminazione: dovra' essere approntato un sistema di
decontaminazione del personale, composto da 4 zone distinte (Locale di
equipaggiamento, Locale doccia, Chiusa d'aria, Locale incontaminato). 10.4
- Protezione dei lavoratori: prima dell'inizio dei lavori, gli operai
devono essere istruiti ed informati sulle tecniche di rimozione
dell'amianto, addestrati all'utilizzo dei DPI (dispositivi di protezione
individuali), all'applicazione delle procedure per la rimozione, la
decontaminazione e la pulizia del luogo di lavoro. 10.5
- Tecniche di rimozione: A meno di specifiche controindicazioni
tecniche, di norma, la rimozione dell'amianto deve avvenire ad umido. 10.6
- Imballaggio dei rifiuti contenenti amianto: l'imballaggio deve essere
effettuato con tutti gli accorgimenti atti a ridurre il pericolo di
rotture accidentali. 10.7
- Modalità di allontanamento dei rifiuti dall'area di lavoro:
L'allontanamento dei rifiuti dall'area di lavoro deve essere effettuato
in modo da ridurre il piu' possibile il pericolo di dispersione di
fibre. 10.8
- Tecniche di incapsulamento: la scelta del tipo di incapsulante dipende
dalle caratteristiche del rivestimento in amianto e dagli scopi
dell'intervento. 10.9
- Decontaminazione del cantiere: durante i lavori di rimozione e'
necessario provvedere a periodiche pulizie della zona di lavoro dal
materiale di amianto. 10.10
- Protezione delle zone esterne all'area di lavoro: nello svolgimento
del lavoro dovranno essere prese tutte le precauzioni per proteggere le
zone adiacenti non interessate dalla contaminazione da polvere o detriti
contenenti amianto. 10.11
- Monitoraggio ambientale: durante l'intervento di bonifica dovra'
essere garantito un monitoraggio ambientale delle fibre aerodisperse
nelle aree circostanti il cantiere di bonifica. 9.
Rimozione delle coibentazioni contenenti amianto Nel
caso di limitati interventi su tubazioni rivestite in amianto per la
rimozione di piccole superfici di coibentazione è utilizzabile la
tecnica del glove-bag (celle di polietilene, dotate di guanti interni per
l'effettuazione del lavoro) . Nel glove-bag vanno introdotti, prima
della sigillatura a tenuta stagna, attorno al tubo o intorno alla zona
interessata, tutti gli attrezzi necessari. Questa
tecnica è delicata e pericolosa per i seguenti motivi: -
la discreta probabilità che la cella si rompa; -
la scarsa manualità degli operatori; -
il verificarsi di situazioni pericolose durante la loro
installazione e rimozione.
10.
Smaltimento dei rifiuti contenenti amianto Il
D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 di "Attuazione delle direttive
91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE
sugli imballaggi e sui rifiuti dì imballaggio" (cosiddetto decreto
Ronchi, modificato dal D. Lgs. 8 novembre 1997, n. 389, cosiddetto
decreto Ronchi bis) abrogando la normativa esistente (all'art. 56),
sostituisce la precedente classificazione dei rifiuti in speciali /
tossici e nocivi con la nuova che li distingue in rifiuti pericolosi e
non pericolosi. Ad
esempio, in base a questo decreto: -
i rifiuti di costruzioni e demolizioni - materiali di costruzione a base
di amianto (con codice C.E.R. - Catalogo Europeo dei Rifiuti - 17 01
05), (Materiali contenenti Amianto in matrice compatta) sono considerati
rifiuti (speciali) non pericolosi; -
i rifiuti di costruzioni e demolizioni - materiali isolanti contenenti
amianto (codice C.E.R. 17 06 01), (Materiali contenenti Amianto in
matrice friabile) sono invece considerati rifiuti (speciali) pericolosi. La
Giunta Regionale della Lombardia, con Deliberazione n° 6/36262 del 22
maggio 1998, ha adottato le linee guida per la gestione del rischio
amianto. Al
Capitolo 5 di questo provvedimento vengono trattati i rifiuti di
amianto. Il
rifiuto è classificato nell'una o nell'altra categoria in funzione del
suo stato fisico e della relativa possibilità di disperdere fibre di
amianto nell'ambiente, a seguito di semplice manipolazione meccanica. Come
riportato nella suddetta delibera della G.R. Lombardia, i rifiuti
contenenti amianto, possono essere classificati in base allo stato
fisico nel seguente modo:
Rifiuti
non pericolosi: Sono
i rifiuti in pezzatura contenenti amianto legati in matrice stabile o
resa tale, avente densità > 1 kg/dmc, derivanti da manufatti diversi
di spessore superiore a 3 mm. Rientrano
in questa categoria: -
le lastre di amianto piane o ondulate; -
i tubi, le canalizzazioni e i contenitori per il trasporto e lo
stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale; -
i pavimenti vinilici, il PVC e le plastiche rinforzate contenenti
amianto.
Rifiuti
pericolosi Sono
rappresentati da: -
i rifiuti in pezzatura contenenti amianto in matrice non stabile
e/o avente densità < 1 kg/dmc, oppure di stato intermedio
fangoso/solido non rientrante nella categoria dei fanghi. Sono
rappresentati dai rifiuti provenienti essenzialmente dalle lavorazioni
svolte negli stabilimenti di produzione, come ad esempio materiali di
risulta dalla pulizia delle macchine; -
i rifiuti polverulenti di risulta da processi di filtrazione ed
abbattimento, o rifiuti contenenti amianto legato in matrice, che non
soddisfano i requisiti dei rifiuti in pezzatura; -
i fanghi intesi come miscuglio di amianto con altri materiali con
tenore d'acqua superiore al 30 %; -
gli imballaggi ovvero i sacchi e i contenitori utilizzati per il
confezionamento di amianto commerciale. Rientrano
in questa categoria: -
le guarnizioni di attrito di ricambio per veicoli a motore, veicoli
ferroviari, macchine e impianti industriali; -
le guarnizioni di attrito di ricambio per veicoli a motore,
veicoli ferroviari, macchine e impianti industriali con particolari
caratteristiche tecniche; -
le guarnizioni delle testate per motori di vecchio tipo; -
i giunti piatti statici e le guarnizioni dinamiche per
elementi sottoposti a forti sollecitazioni; -
i filtri e i mezzi ausiliari di filtraggio per la
produzione di bevande; -
i filtri ultrafini per la sterilizzazione e per la produzione di bevande
e medicinali; -
i diaframmi per processi di elettrolisi.
La
movimentazione e lo stoccaggio dei rifiuti devono essere effettuati
evitando riduecendo al minimo il rilascio di fibre nell'ambiente. Gli
imballaggi che hanno contenuto d’amianto devono essere trattati come i
rifiuti polverulenti. .(Il comma 1 dell’art. 35 del D.Lgs n. 22/97
definisce imballaggio: "il prodotto, composto di materiali di
qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci,
dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro
manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o
all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli
articoli a perdere usati allo stesso scopo"); Per
quanto riguarda il Trasporto dei rifiuti, il D.Lgs n. 22/97 prevede
all’art. 15 che durante il trasporto i rifiuti siano accompagnati da
un formulario di identificazione, numerato e vidimato dall'ufficio del
registro o dalla camere di commercio, in cui siano indicati i seguenti
dati: a)
nome ed indirizzo del produttore e del detentore; b)
origine, tipologia e quantità del rifiuto; c)
impianto di destinazione; d)
data e percorso dell’istradamento; e)
nome ed indirizzo del destinatario. Inoltre,
durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere
imballati ed etichettati in conformità alle norme vigenti in materia. Durante
il trasporto, devono essere presenti sull’automezzo i seguenti mezzi
di protezione individuale (D.P.I.): -
mascherina antipolvere del tipo 3M.8710 od equipollente; -
tuta ad un pezzo in Tiwek, completa di calzari e cappuccio; -
semimaschera facciale dotata di filtro per polveri del tipo
P3. A
bordo dell’automezzo dovranno anche essere presenti schede riportanti
tutte le istruzioni specifiche relative sia al corretto uso dei mezzi di
protezione sia ai casi nei quali gli stessi devono essere utilizzati. Le
discariche che possono ospitare i rifuti contenenti amianto, si
distinguono in: -
Discarica di seconda categoria di tipo A: sono smaltiti soltanto
rifiuti inerti costituiti da sfridi di materiali da costruzione e da
materiali provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi, materiali
ceramici cotti,vetri di tutti i tipi, rocce e materiali litoidi da
costruzione. E’ comunque vietato lo scarico di rifiuti polverulenti o
finemente suddivisi in assenza di specifici sistemi di contenimento. -
Discarica di seconda categoria di
tipo B: sono smaltiti sia rifiuti speciali non pericolosi sia alcuni
rifiuti speciali pericolosi. Nel caso poi che si abbia la ragionevole
certezza, in base a specifiche caratteristiche del terreno, di non
provocare l’inquinamento delle acque superficiali e di falda, in
questo tipo di discarica è possibile smaltire anche altri rifiuti
pericolosi di cui all’allegato al D.P.R. n. 915/1982 che rispettino
precisi limiti di cui alla tabella A della Legge n. 319/1976. In queste
discariche possono inoltre essere smaltiti rifiuti contenenti polveri o
fibre libere di amianto in concentrazioni non superiori a 10.000 mg/kg;
(1%). -
Discarica di seconda categoria di
tipo C: sono smaltiti rifiuti speciali pericolosi tra i quali
l'amianto in concentrazioni superiori a 10.000 mg/kg (polveri e fibre
libere). - possono essere smaltiti, oltre quelli indicati nei punti
precedenti del presente paragrafo i rifiuti speciali di cui ai punti 1)
e 5) del quarto comma dell'art. 2 del d.P.R. 915/1982, nel caso trattasi
di fanghi, questi devono essere stabilizzati e palabili; ecc.. Il
citato DPR 8.8.94, al punto 3 dell’art. 6, stabilisce che è
consentito lo smaltimento in discariche di seconda categoria di tipo A
dei rifiuti contenenti amianto legati in matrice cementizia o resinoide,
provenienti da attività di demolizione, costruzioni o scavi, purchè
questi risultino classificabili quali rifiuti speciali non tossici e
nocivi ( rifiuti speciali non pericolosi, secondo la nuova
denominazione, come i materiali contenenti amianto in fibre libere
inferiore a 100 mg/kg). In tal caso devono essere adottate apposite
norme tecniche e di gestione atte ad evitare l'affioramento dei rifiuti
conteneti amianto durante la movimentazione. La
Regione Lombardia, con circolare ECOL/SAN prot. 38790 del 5 giugno 1995
ha fornito alle Province Lombarde precise direttive e prescrizioni
tecniche:
-
i materiali contenenti amianto in matrice cementizia (eternit)
vengono conferiti in discariche di seconda categoria di tipo A.
("Lastre piane o ondulate, di grande formato" e "tubi,
canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi,
ad uso civile e industriale"). Non è per essi indispensabile
determinare mediante analisi il contenuto di fibre di amianto o di fibre
liberabili; -
le Amministrazioni Provinciali devono autorizzare, nel territorio
di loro competenza, almeno una discarica per il conferimento di
manufatti in cemento-amianto, al fine di ridurre i costi del trasporto,
evitando però l’eccessivo proliferare delle discariche; -
autorizzare soltanto le discariche con un’elevata disponibilità
residua totale (200.000 - 300.000 mc) per permettere facilmente
l’individuazione nel loro ambito di uno specifico settore, di
volumetria complessiva compresa tra 10.000 - 20.000 mc (in linea di
massima), in cui mettere a dimora i rifiuti di cemento-amianto; -
nella concessione delle autorizzazioni occorre dare la preferenza
ad aziende già in possesso di autorizzazione per una discarica di
seconda categoria del tipo A nella quale fosse già previsto lo
smaltimento di terre di fonderia e scorie di acciaieria, fanghi di
lavorazione del marmo, in quanto si trovano già a regime dal punto di
vista della gestione tecnico-amministrativa di rifiuti speciali; -
il materiale che perviene alla discarica deve essere avvolto in
teli/films di materiale termoplastico, deve poggiare su pallets e deve
essere movimentato in modo da evitare sia la frantumazione sia la
dispersione eolica; -
il rifiuto deve essere collocato in un settore specifico della
discarica, chiaramente identificato sulla planimetria allegata all'atto
autorizzativo, lontana da zone di transito di veicoli pesanti; all’interno
del settore individuato la coltivazione della discarica deve avvenire a
piccole porzioni e i rifuti messi a dimora giornalmente devono essere
coperti con uno strato di materiali inerti di almeno 20 cm; -
ultimato il riempimento del settore fino al livello del piano di
campagna, dovranno essere stesi un primo strato finale di materiali
inerti di cava di almeno 50 cm ed un secondo strato di 50 cm di tera di
coltivo; l’opera viene compiuto con il recupero a verde dell’area
che evidentemente non potrà più essere oggetto di escavazione; -
per quanto riguarda la gestione amministrativa, devono essere
attivati il registro di carico e di scarico dei rifiuti speciali (art. 4
della L. R. 21/94); -
ad ogni messa a dimora di una partita di rifuto, l’ente che
gestisce la discarica deve rilasciare una dichiarazione attestante
l’avvenuto deposito, che il titolare del cantiere di provenienza del
rifuto dovrà a sua volta trasmettere all’ASL che ha autorizzato
l’intervento di bonifica; -
i materiali contenenti amianto in matrice friabile, a seconda del
contenuto di amianto, devono essere smaltiti nelle discariche adeguate
al tipo di rifiuto (di seconda categoria di tipo B o di tipo C). Tutte
le fibre di questi materiali sono da considerarsi libere.
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